ASSISI 2010 XVIII congresso nazionale di spiritualità antropologica
XVIII° CONGRESSO NAZIONALE DI SPIRITUALITA’ ANTROPOLOGICA
Assisi 14-16 maggio 2010
P. Danilo Salezze
LA BELLEZZADELLASOBRIETA’
Un cordiale saluto a tutti voi presenti alla diciottesima edizione del congresso nazionale di spiritualità antropologica e di ecologia sociale, dal titolo scelto lo scorso anno: “La bellezza della sobrietà”.
E’ arrivato anche per il nostro congresso di Assisi l’anno della maggiore età, una svolta importante che ci obbliga davvero a ripensare i nostri incontri dal punto di vista soprattutto contenutistico e dei coinvolgimenti più allargati, dato che dal punto di vista “della bellezza (eccoci alla parola magica di quest’anno) dell’incontrarci” in questi luoghi e su questi argomenti non abbiamo alcun dubbio.
Se infatti dovessimo sintetizzare in poche parole una risposta alla domanda “perché veniamo ad Assisi”, la risposta è semplicemente “perché è bello”: bello il luogo, bella la memoria dei professori Hudolin tra noi in questi luoghi, belle le relazioni che qui nascono, bello il messaggio che traspare da ogni cosa, belle le rappresentazioni teatrali più o meno estemporanee, i concertini, le sorprese”.
Come sempre un particolare benvenuto a chi è presente per la prima volta. Per un certo numero di anni abbiamo aperto il congresso nella Sala Romanica della Basilica di S. Francesco, sempre amabilmente accolti dai frati e molti ricordano P. Berrettoni che aveva stabilito una vera amicizia con Visnia e Vladimir Hudolin. Ed è bello anche tornare col pensiero a loro.
Fino all’ultimo la signora Hudolin tentava ogni anno di cominciare in quel modo, ma doveva poi darmi ragione nel dire che era impossibile perché eravamo troppi, e non ci stavamo.
Sono molto lieto che ormai il congresso di Assisi sia stato visibilmente assunto con amore dall’AICAT e dal suo presidente Nello Baselice, in uno spirito di continuità e di fedeltà ai desideri su Assisi che erano di Hudolin, e tuttavia con la prospettiva di nuova creatività che auspichiamo.
A distanza di quasi vent’anni da quando proposi al professore portare ad Assisi quanto lui aveva iniziato a riflettere nei programmi intorno a parole come “spiritualità”, “multimensionalità”, non posso che essere felice del cammino fatto con tutti voi.
Sono lieto di continuare a dare un contributo da una parte di “memoria storica” (come è iniziato tutto tra il 1992 e il 1993, perché il primo incontro vero e propria sulla spiritualità antropologica si tenne a Padova a conclusione di una settimana di sensibilizzazione sui problemi alcol correlati e complessi per sacerdoti e religiosi nel 1992) soprattutto per le persone nuove; e da una parte un “contributo francescano” al nostro appuntamento di Assisi. A proposito dei sacerdoti, la richiesta che il prof. Hudolin mi fece nella fase finale della sua vita, accanto a quella di continuare Assisi, fu quella di occuparmi dei problemi alcol correlati (e, diciamolo pure, complessi) nel mondo del clero, voglio ricordare che a Monselice, comunità S. Francesco, continua una attività in questo senso, per sacerdoti italiani e stranieri.
2- LA STORIA CHE CI HA FORMATO A QUESTO PRESENTE
Alcune parole per chi sta frequentando Assisi per la prima volta e poco ha sentito parlare di spiritualità. Dal 1992 il prof. Vladimir Hudolin ha proposto a tutto il sistema dei Club degli Alcolisti in Trattamento un approfondimento teorico e pratico circa la spiritualità antropologica, intesa non come approccio mistico o religioso alla realtà, non come indagine critica sulla sfera emozionale della persona, o come un fenomeno cognitivo sui generis, stravagante ma:
- come caratteristica inequivocabile della persona umanache è andata costruendosi da quando la nostra specie umana è andata differenziandosi da tutte le altre, duecento mila anni fa, dopo qualche miliardo di anni dal grande inizio di tutto
- come“ cultura umana generale esistente”(Hudolin , Assisi 1993). Attraverso la mediazione del linguaggio gli uomini hanno imparato a condividere ciò che in loro andava evolvendo in maniera sempre più percettibile in ordine al riconoscimento di se e degli altri, al senso dato al dolore e alla morte, ecc.
- come casa della “multimensionalità”della stessa persona umana, che è paragonabile ad un diamante dalla molte sfaccettature, non definibile per nessuna di esse, ma prezioso per il l’insieme, anche se non tutti gli aspetti dell’individuo possono apparire ugualmente belli
- come quel “qualcosa”, di tangibile ma anche inafferrabile, che fa bella e unica ogni persona (Hudolin amava e ammirava ognuno), e che la fa essere sempre soggetto e mai oggetto; non è mai categoria, non è mai un “caso”, ecc.
- come qualcosa che è strettamente legato all’etica (come anima del comportamento) del comportamento: più la spiritualità, ossia la percezione del proprio esistere in faccia al mondo cresce (pensiero, amore, libertà, dono di se), più si impone l’istanza etica, che consiste fondamentalmente nel riconoscere e trattare ogni persona in modo umano, ossia rispettarne la vita, la proprietà, l’onore, ecc.
- qualcosa che in ultima analisi è in rapporto al bene, che non è semplicemente quello che ha avuto valore sempre e dovunque (visione astratta e fissa), ma ciò che aiuta ad essere autenticamente uomo, persona. Qui abbiamo il filtro che impedisce a qualsiasi filosofia e religione di definirsi a priori come il bene che si impone. Il bene, la verità, si impongono non perché sono forti ma perché alla lunga sono convincenti. Oggi diremmo che sono belli.
- qualcosa che si oppone al male, che è tutto ciò che ferisce, danneggia, ostacola l’uomo. Male è soprattutto ciò che fa precipitare l’uomo ad un livello inumano, comportandosi come un animale feroce, una bestia. Per impedirlo, si sono sviluppati nel corso dei millenni alcuni criteri che definiscono ciò che è umano. Si incontrano in tutte le grandi tradizioni dell’umanità, in ambito religioso e filosofico. E’ la ricerca dell’ Humanitas (“fa agli altri quello che vorresti fosse fatto a te; non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”), anche se la storia anche recente ci mette di fronte a momenti di buio assoluto in cui lo stesso concetto di male viene falsato, pensiamo solo ai sistemi che nel XX secolo hanno causato decine e decine di milioni di morti; pensiamo alla cosiddetta “banalità del male”, quando si forma in modo inspiegabile una specie di consenso tacito, per assuefazione e sottomissione, intorno a crimini di gravità eccezionale: vedi gli stermini armeni, ebraici, nella ex jugoslavia, ecc; quando nessuno o troppo pochi conservano la forza della indignazione e della obiezione.
- qualcosa pertanto che può anche andare in crisi, ed è esperienza di ogni giorno. Il disturbo spirituale, che qualche volta diventa vero e proprio dramma esistenziale (quando si sente a rischio tutto di se stessi) che i servitori-insegnanti devono “captare precocemente” (Hudolin Assisi 1994) si manifesta “nella non accettazione di se stessi, del proprio comportamento, del proprio ruolo nella comunità , nella cultura sociale esistente... Disagio accompagnato da un senso di impotenza e di incapacità di interpretarlo.” (Hudolin 1994). I club devono dare ampio spazio alla verbalizzazione del disagio spirituale, e non di mala voglia, ma rispondendo ad uno stimolo alla crescita e alla maturazione continua. Gravi disagi sono derivati anche dalla attuale crisi economica che espelle dal lavoro e manda in briciole i risparmi di chi lavora a causa della criminale ingordigia di pochi.
Il disagio spirituale ed esistenziale che “non è specifico delle persone con problemi alcol correlati e complessi ma si riscontrano nella situazione odierna di molte persone nelle comunità di tutto il pianeta. Bisogna diagnosticarlo precocemente e non confonderlo con altri problemi psichiatrici o somatici. In Croazia abbiamo visto come la guerra può produrre problemi antropospirituali...” ( Hudolin, Assisi 1995).
Proprio al Congresso di Assisi del 95, parlando di alcuni tra i più acuti disturbi spirituali che a persona e i club possono incontrare, Hudolin parlava di quelli economici, di quelli politici e di quelli sociali: “Per questi disagi non esiste una terapia in senso tradizionale. I Club non possono risolvere i problemi economici e politici della famiglia, e ancora meno lo possono fare i servitori insegnanti . C’è bisogno di un cambiamento del comportamento, dello stile di vita e di un cambiamento della cultura sociale, ossia della spiritualità antropologica nelle comunità. La crescita e maturazione del comportamento nella famiglia e nella comunità locale possono far intravedere la soluzione”. La sobrietà è un grande segno di rinuncia al potere e alla sopraffazione sugli altri, è un segno di pace di una forza incredibile, e dobbiamo crederci di più : qui ad Assisi Hudolin citava sempre la preghiera di S. Francesco : “Signore fammi strumento della tua pace”. Hudolin era sicuro che Francesco era n protagonista della pace per il semplice fatto che si era fatto povero.
Il prof. Hudolin ha aiutato a distinguere la spiritualità umana dalla religiosità, giustamente quest’ultima nel più vasto orizzonte della spiritualità umana, e non realtà che un diritto di sovrastare le altre dimensioni della persona.
La spiritualità coinvolge allora la cultura, la tradizione viva di appartenenza, il bagaglio di valori religiosi ed etici personali e condivisi con una comunità, il vivere quotidiano, ecc. , e si esprime nel superamento di sè ovvero in un cammino di trascendenza (Salezze, Assisi 1996).
3- LA NOSTRA STORIA
Al tema della spiritualità antropologica e della ecologia sociale (due temi strettamente connessi) il prof. Hudolin ha dedicato, lui vivente, sei Congressi, cinque ad Assisi ed uno a Padova con regolare scadenza annuale dal 1993, dopo che dal 1992 il prof. Hudolin mi sollecitava ad aprire uno spazio di riflessione sulla spiritualità antropologica, e dopo che fummo d’accordo su Assisi.
Hudolin non era mai fuori tempo con l’orologio della storia e sapeva collegare anche i problemi alcol correlati e complessi con la situazione culturale planetaria, con la multidimensionalità della sofferenza, e quindi con la pace.
C’era in quelli anni un bisogno nuovo di ricerca sulla spiritualità: finivano in quelli anni le grandi ideologie che avevano preteso di spiegare la storia e l’uomo, e cadevano i muri (soprattutto economici) est-ovest, ma questo non bastava per dire che era sorta una nuova umanità: pacificata e solidale. Pensiamo al giorno simbolicamente più brutto in assoluto : l’11 settembre del 2001!
Pensiamo anche oggi alle nuove paure atomiche, alle grandi tensioni internazionali pronte ad incendiarsi; pensiamo alla impreparazione e allo scompiglio globale di fronte alle catastrofi naturali, ecc. Pensiamo al disastro ecologico in USA causato dalla sete di petrolio a tutti costi e senza un’etica delle complicazioni possibili. Pensiamo alla grande crisi finanziaria ed economica e ormai del pane quotidiano che è andata crescendo negli anni per la ingordigia criminali di pochi. Una finanza che non riconosce la persona umana. La crisi economica mondiale ha reso evidente il pericolo di un’economia e di una tecnologia prive di senso, e ce rendiamo conto per il fatto che l’interrogativo sul senso della vita (e di quanto consente e correda la vita) è tipico dell’età moderna.
E’ veramente degno di nota ricordare che mentre ad Assisi nel maggio 1993 eravamo al secondo congresso di spiritualità, a Chicago il parlamento delle religioni mondiali emanava la Dichiarazioneper un’etica mondiale, dove si legge: “Di fronte ad ogni manifestazione di disumanità le nostre convinzioni religiose ed etiche proclamano: Ogni uomo deve essere trattato in maniera umana. Ciò significa che ogni uomo, senza differenza di età, sesso, razza, lingua, religione, convinzione politica, origine nazionale o sociale, possiede una dignità inalienabile ed intangibile”
Il club degli alcolisti in trattamento con le sue linee spirituali di sempre che si traducono in amicizia, solidarietà, amore, porte spalancate sul territorio, empatia, accoglienza della multidimensionalità della sofferenza famigliare, ha perfettamente fatto propria questa etica che aspira per se stessa a diventare universale, planetaria (ecumenica come la chiamava Hudolin), oltre ogni religione e filosofia, o meglio raccogliendo il meglio di queste. C’è infatti bisogno di lavorare per un etica mondiale, alla base della quale c’è come un’etica originale, che fa parte del DNA di ogni creatura umana, sotto qualunque cielo. Ha senso oggi, di fronte alla grande crisi parlare di un “ritorno alla morale”, cioè di un’etica in economia, in politica, nella scienza, nello sport, nei rapporti interculturali ed interreligiosi, ecc., in modo da rifondare:
- la responsabilità di una cultura della non violenza e del rispetto di ogni vita (non uccidere)
- la responsabilità di una cultura della solidarietà e di un ordine economico giusto (non rubare, non approfittare, non sgomitare, non farti raccomandare, non corrompere e non lasciarti corrompere, ecc.)
- la responsabilità di una cultura della tolleranza e della sincerità (non mentire)
- laresponsabilità di una cultura della parità di diritti e di solidarietà tra uomo e donna (con tutti i relativi risvolti sulla sessualità, la fedeltà, il rispetto sacro per i più piccoli, ecc.)
4- L’ECOLOGIA UMANA DI ASSISI
Siamo per la diciassettesima volta ad Assisi, perche?
Assisi rappresenta un atteggiamento spirituale assolutamente rispettoso dell’uomo e della donna concreti e del concetto di bene come abbiamo sopra delineato, anche dal punto di vista strettamente religioso : “Verbum caro factum est” , cioè "Dio si è fatto uomo" (Gv.1,14), anche lui si è posto sulla linea della Humanitas, da “humus”, terra.
Un Dio che non fosse anche uomo, “humus”, aderente alla terra, che è stato tre giorni sepolto nella terra, cosa saprebbe di noi, a che cosa ci servirebbe? Da questo evento di empatia divina, che il vescovo Battisti definì qui ad Assisi come la teopatia, scatta la riconoscenza infinita di Francesco per Gesù Cristo.
Dal canto suo Francesco d’Assisi fu messo in crisi, e profondamente cambiato, da un suo simile, un lebbroso, da uno che era stato cacciato fuori dalla comunità e dal vivere sociale; non fu cambiato da idee mistiche, populiste o cavalleresche, non fu trasformato da impatti estetici o estatici. Ritorna nella storia una fedeltà all’uomo (fides) che dichiara finita la religione (religio), come tutto il Vangelo proclama.
Un lebbroso che stava inesorabilmente marcendo! Non c’è tanta bellezza in una scena di questo tipo. Ma una bellezza assolutamente nuova sta nella nuova ecologia autenticamente umana che Francesco introduce: se non c’è spazio per l’uomo niente in natura prende bellezza, se non è bella la creatura umana, niente può essere bello.
Di fronte al lebbroso che gli chiedeva qualcosa, l’elemosina, ma soprattutto il diritto di esistere, di esserci, Francesco si sentì improvvisamente corresponsabile di un processo di disumanizzazione in atto, oggi diremmo che comprese la legge intransigente dell'interdipendenza che cioè tutti siamo responsabili di tutto, e non ci si può tirare fuori.
Francesco e il lebbroso: due persone umane si guardarono negli occhi, e Francesco dovette imparare una nuova humanitas, aprì gli occhi per la prima volta sulla propria spiritualità malata, o cultura imbarbarita che considerava morto un uomo ancora vivo.
E decise che era ora di cambiare: con questo gesto inizia il vero umanesimo anche culturale artistico dell’Europa in cui la bellezza, l’armonia (non ancora asservite al piacere di pochi) delineano l’obiettivo cui l’umanità può aspirare con tutto il diritto : la bellezza.
Ecco la bellezza di cui parliamo in questi giorni, ecco la sobrietà da atteggiamenti drogati, antiumani, espulsivi, magari in nome anche di un “bene sociale”, di un “prima noi e poi loro”, ecc.
Spiritualità come caratteristica nativa della persona che va solo accolta per quello che è, cioè come libertà in costruzione, libertà che interpella (qualche volta drammaticamente) le altre libertà. Basta solo accennare all’incontro delle libertà (delle spiritualità e delle culture) così tipico della nostra epoca.
Quanti amici e amiche sono diventati protagonisti di vita famigliare, associativa, comunitaria, proprio alimentati da quella libertà che cresceva dentro, e che non era volontà di protagonismo sciocco, ma nuova consapevolezza di interdipendenza attenta e sensibile. Se è vero che ogni persona è un po’ un universo, ben venga la danza degli universi.
Porre la questione della spiritualità in correlazione a quella della libertà è stato il passaggio veramente convincente per tanti noi. Lo scorso anno abbiamo definito la sobrietà come scelta di libertà.
Abbiamo iniziato a capire che davvero eravamo, nei confronti dell’alcol e dei suoi drammi davanti alla possibilità di abbandonare un pensiero moralistico e bigotto che prescrive quello che gli altri devono fare o non fare, per imparare invece una moralità che ha a che fare a mio avviso anche col tema di questo diciottesimo congresso: RIACCENDERE UNA TRASCURATA BELLEZZA INERIORE.
Immoralità è optare di restare in ciò che brutto, dentro e fuori di noi. Una bella moralità consiste nel lavorare su se stessi. Il cambiamento di noi stessi come unica cosa che possiamo fare senza rischio di sbagliare, e anche questo è bello perché è creativo, non lamentoso e sterile. S. Francesco: “Dio fammi strumento della tua pace: dove…..”
La spiritualità : libertà che si va facendo, attraverso la consapevolezza, le scelte, il servizio.
E’ autotrascendimento, o trascendenza come diceva Hudolin. Ed è ancora esperienza di bellezza.
Riassumerei tutto questo in alcune parole del prof. Hudolin : “ I club degli alcolisti in trattamento hanno fatto tutto il possibile per proteggere i valori spirituali, quei valori che sono specifici per la specie umana e che la fanno diversa da tutte le altre creature che la circondano. La società odierna, in crisi spirituale profonda, potrà sperare di garantire questi valori cercando di definire dei comportamenti capaci di portare ad una spiritualità ecologica o ecologia spirituale. I club con il loro lavoro sia nella comunità multifamigliare, sia in quella locale, promuovono il cambiamento della cultura sanitaria e generale esistente per giungere ad una migliore qualità di vita e questo significa un lavoro antropologico-spirituale, la cui responsabilità si estende non solo alla famiglia e alla comunità locale, ma all’umanità in generale” ( V. H. “La sofferenza multidimensionale della famiglia” 1995).
5- LA BELLEZZA DELLA SOBRIETA’
Sono qui come tutti voi a condividere la “bellezza della sobrietà”.Non mi riferisco al giudizio che può venire dato dall’esterno da parte di quanti ci vedono bene analcolico, perché spesso siamo tacciati per “sfigati” e basta. Al Vinitaly di Verona non siamo stati descritti sicuramente come portatori di bellezza. D’altra parte le esperienze più umane non si capiscono se non si condividono.
Parliamo di noi. Non so se la sobrietà, agli affetti pratici, sia sempre bella anche tra noi, sicuramente:
- lo è meno nella sua stagionein cui si chiama ancora astinenza più o meno forzata;
- sicuramente non è tutta bella quando in famigliaè vissuta in modo asimmetrico (non condiviso dai famigliari, ma non solo);
- non è sobrietà bella quella è ostacolatae vilipesa dal contesto della cultura locale;
- non è bella quando è intervallata da molte ricadutedovute magari all’abbandono del club o alla presunzione di essere “guariti” da qualcosa che malattia non è;
- non è bella quando non è accompagnata da un vero cambiamento di stile di vitaanche dopo tanti anni (e quindi si chiama ancora astinenza), o almeno dal tentativo continuo di cambiare.
Ma una cosa è certa: noi abbiamo bisogno di bellezza come dell’aria che respiriamo. Dovstojeski ha detto che “la bellezza salverà il mondo”.
Non vorrei essere troppo e inutilmente poeta parlando di bellezza in rapporto alle nostre famiglie alle prese con i problemi alcol correlati e complessi, vorrei solo descrivere alcuni passaggi belli che creano alla lunga quella robusta rete di bellezza, che è la ragione per cui dopo trent’anni i club in Italia esistono ancora:
- La bellezza del primo giorno di sobrietà… quale sollievo per tutti !
- La bellezza del contesto famigliare in mobilitazione…finalmente con uno scopo condiviso
- La bellezza della sobrietà famigliare…essere insieme nel cambiamento : “Si sottolinea la centralità della famiglia nel percorso di crescita e maturazione. Pertanto è fondamentale la partecipazione attiva di tutta la famiglia alla vita del Club” (dalle conclusioni 2009).
- La bellezza di essere famiglia sostitutiva, o di essere accompagnatori fedeli di persone cosiddette “sole”
- La bellezza di essere servitore insegnante…come fratello e amico non come “dottore”
- La bellezza del contesto del club e delle sue regole…la creatività con poco
- La bellezza della testimonianza alla comunità…il coraggio dell’umiltà
- La bellezza della continuità di frequenza nel tempo…la costanza che salva
- La bellezza della vita che si prolunga…siamo nati per questo
- La bellezza dell’aiuto reciproco…nessuno è un’isola
- La bellezza della formazione attraverso le scuole di vario modulo…sempre si impara
- La bellezza delle regole del club…anche ciò che non piace forma
- La bellezza della trascendenza, dai soliti sogni che non portavano a niente, trascendenza dall’egoismo, trascendenza dalla indifferenza verso il dolore degli altri, trascendenza rispetto alla volontà di potenza verso persone e cose, trascendenza dalla paura della morte, della malattia, ecc.
- La bellezza del cominciare il cambiamento e la sobrietà da se stessi (il tema dello scorso anno), perche l’unico cambiamento possibile era il nostro, i problemi sono dentro di noi, l'inimicizia è dentro di noi, quindi il cambiamento deve iniziare dentro di noi
- E, quasi paradossalmente, bellezza della ricadutaquando questa è uno scossone che mette in moto una consapevolezza, quasi una trascendenza, che non c’era stata. Trascendenza che riguarda la persona, la famiglia, il club, che imparano ciascuno a superare la loro ansia e aggressività verso una maturazione ulteriore
- Bellezza anche di un nome (alcolisti in trattamento)che con tutta la fatica, non riusciamo a cambiare?
6- “TU SEI BELLEZZA”
Conosciamo una preghiera autentica di S. Francesco che io vi proporrei per questi giorni, come meditazione: Le Lodi di Dio Altissimo.
La forza rivoluzionaria delle parole di questa preghiera è data a mio avviso dal TU ripetuto tante e tante volte. Francesco è rapito dalla bellezza, ma è abbastanza saggio da sapere che ogni esperienza di bellezza è sempre un po’ ambigua, è vera solo quando assume valore umanizzante, quando splende. Quando fa parte di un dialogo, di una lode : "La bellezza è negli occhi di chi guarda", dice qualcuno, ma cresce anche nella misura in cui si relaziona ad altre bellezze che “Stanno negli occhi di chi ci guarda”, Ecco il senso profondo, umanizzante della preghiera di lode a Dio in S. Francesco. Un Dio che se esiste non può che essere Bellezza.
E’ la preghiera delle “Lodi di Dio Altissimo” composta sul Monte della Verna due anni prima di morire, quando ricevette le stimmate.
Tu sei santo, Signore, solo Dio, che compi meraviglie.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza,
Tu sei giustizia e temperanza,
Tu sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede,
Tu sei la nostra carità, Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore. (S. Francesco d’Assisi)
Diventiamo più belli quando rinunciamo a “comprare” la bellezza(trucchi vari, maschere, lifting di varia natura, rifacimenti di parti di noi, ecc.), e optiamo per un dono che ci viene in termini di restituzione, di risposta, di reciprocità.

